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Auto elettriche, il boom delle immatricolazioni e i nodi da sciogliere

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Più che il futuro, l’auto elettrica rappresenta ormai la realtà. Sono i dati dell’Associazione europea dei costruttori d’auto (Acea) a confermare il boom anche nell’Unione Europea, con il raddoppio della quota di mercato dei veicoli elettrici a batteria passata dal 3,5% del secondo trimestre 2020 al 7,5% del secondo trimestre 2021. Nei primi sei mesi del 2021 le nuove immatricolazioni di auto elettriche sono state 492.021, pari al 122% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Guardando all’Italia, l’incremento semestrale è stato del 204% con 30.249 immatricolazioni.

Numeri che impongono una riflessione, anche alla luce delle recenti strategie annunciate dalla Commissione Europea in tema di Green Deal con l’annuncio dello stop alle vendite di veicoli diesel o benzina a partire dal 2035 che abbiamo raccontato in un altro articolo. Del resto, se l’obiettivo prioritario resta quello di abbattere le emissioni di CO₂, la ricerca di fonti di energia alternative alla combustione rappresenta un imperativo. E le auto elettriche, rispetto ai tradizionali veicoli a motore, sembrano soddisfare in pieno questa urgenza. Basti considerare che, secondo le più recenti statistiche, nel loro complesso i veicoli green emettono in media 3 volte meno CO₂ dei modelli a benzina o gasolio.

Alcune questioni ancora aperte

Attenzione però a non esultare troppo presto. Perché oltre al problema dei problemi, quello relativo alle fonti di energia da cui si recupera l’alimentazione per i motori elettrici, questi veicoli di ultima generazione sembrano dover risolvere ancora alcune questioni prima di poter affermarsi come una soluzione condivisa alla portata di tutti.

Si è accennato al tema della produzione di elettricità, uno dei principali argomenti dei detrattori delle auto elettriche. L’energia utilizzata per la ricarica delle batterie, infatti, dipende ancora in larga parte dallo sfruttamento dei combustibili fossili. Un gap che potrà essere risolto solo quando l’affermazione delle rinnovabili potrà dirsi effettivamente completa.

Strettamente correlato a questo aspetto, vi è anche quello più infrastrutturale relativo alla rete di ricarica per i veicoli. Gli automobilisti che optano per i veicoli elettrici, infatti, si trovano costretti a fare i conti con il problema dell’autonomia. E ad oggi, almeno limitando il campo d’osservazione all’Italia, non si può certo parlare di un Paese in cui le colonnine di ricarica sono diffuse quanto i più tradizionali distributori di benzina. Anche per questo motivo, Enel X e il gruppo Volkswagen a inizio luglio hanno annunciato la firma di un accordo mirato a realizzare e gestire una rete di ricarica ad alta potenza entro il 2025 in tutta Italia, con oltre 3mila punti di ricarica fino a 350 chilowattora ciascuno.

Smaltimento delle batterie: il progetto della Commissione Europea

Altra questione è quella relativa agli impatti ambientali derivanti dallo smaltimento delle batterie esauste. Quanto può inquinare questo processo? Il tema è particolarmente sentito, come dimostra il progetto "European Battery Innovation" lanciato nel gennaio 2021 dalla Commissione Europea per sostenere la ricerca e l’innovazione nella catena del valore delle batterie. Un’iniziativa all’insegna della sostenibilità: dall'estrazione delle materie prime alla progettazione e alla produzione degli elementi di batteria e dei pacchi batterie, fino al riciclaggio e allo smaltimento all'insegna dell'economia circolare. Si prevede che contribuirà a una pluralità di sviluppi tecnologici – tra cui nuove composizioni chimiche degli elementi di batteria e nuovi processi di produzione – e innovazioni nella catena del valore.