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Un viaggio per rispondere al fabbisogno energetico del futuro: ITER

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Obiettivo 2025. La data è stata cerchiata di rosso da chi si occupa di ricerca e sviluppo nel campo dell’energia. Perché entro tale anno, è prevista la completa realizzazione del “tokamak” del progetto ITER.

Non spaventino acronimi né sigle: stiamo parlando di un progetto internazionale sulla fusione nucleare destinato a cambiare radicalmente modi e tempi dell’approvvigionamento energetico, in ottica sicura e sostenibile. Se l’obiettivo comune dell’Unione Europea è quello di ridurre del 40% le emissioni di gas a effetto serra e di migliorare di oltre il 30% l’efficienza energetica entro il 2030, non può certo lasciare indifferenti una forma di energia che non produce gas a effetto serra né scorie di lunga durata, garantendo un potenziale di energia senza limiti.

7 partner per il viaggio di ITER

ITER, il cui nome deriva dal termine latino utilizzato per il “viaggio”, è il reattore sperimentale termonucleare internazionale, frutto dell’innovazione e della collaborazione internazionale. È infatti il risultato dell’omonimo accordo siglato nel 2006 da 7 partner: Cina, Euratom (rappresentata dalla Commissione Europea), India, Giappone, Corea del Sud, Russia e Stati Uniti. Trentacinque Paesi che hanno condiviso il sogno di realizzare un reattore per la fusione.

Fusione: il modello del Sole e delle stelle

L’ambizione è quella di riuscire a replicare sulla Terra lo stesso fenomeno che alimenta il Sole e le stelle, la fusione appunto. A differenza dell’energia atomica tradizionalmente intesa che si basa sulla scissione degli atomi, la fusione si fonda sull’unione di nuclei leggeri. Un processo estremamente difficile da realizzare perché richiede una temperatura di 150 milioni di gradi Celsius, circa 10 volte superiore a quella del nucleo del Sole. L’unione di atomi spinti insieme a temperature e pressioni così elevate, provoca il rilascio di un’enorme quantità di energia mediante la fusione in atomi più pesanti. Ed il gas portato a diversi milioni di gradi Celsius assume la forma di plasma che va contenuto in un dispositivo sottovuoto: il tokamak citato all’inizio di questo articolo.

Una sfida per l’energia del futuro

Non si pensi a una scatola o a un cofanetto: il sito che ospiterà il tokamak a Cadarache, nel sud della Francia, ha un’estensione pari a 42 ettari. Lì sarà assemblato anche il reattore gigante che richiede milioni di componenti e che raggiungerà il peso di 23mila tonnellate. La sfida, infatti, è quella di riuscire a dimostrare entro il 2035 che è possibile produrre più energia di quella richiesta per riscaldare gli atomi. I 7 sottoscrittori del patto si sono dati l’obiettivo di produrre 10 volte più energia di fusione rispetto all'energia termica immessa nel plasma. Questo consentirebbe di avviare la fondamentale sperimentazione per passare dalle attuali macchine di ricerca alle centrali elettriche a fusione del futuro. In altre parole, lo scopo di ITER è quello di dimostrare che una energia derivante dalla fusione nucleare è possibile e sostenibile.

Del resto, il tema delle nuove fonti di energia è quanto mai urgente di fronte non solo ai dati relativi al cambiamento climatico, ma anche ai dati meramente economici. Si pensi che, ad oggi in Europa più della metà dell’energia consumata proviene dai Paesi Esteri per una spesa di un miliardo di euro al giorno.