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SWOT Analysis, guardarsi allo specchio per migliorare

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Molto spesso guardarsi allo specchio è la soluzione migliore per riuscire a prevedere il futuro. Tale filosofia si applica perfettamente anche a un modello di management aziendale messo a punto a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso e ancora oggi assai attuale: la SWOT analysis. Una strategia che consente di mettere a fuoco gli obiettivi strategici, ipotizzando quel che realmente si può ottenere dal business e quel che si può incontrare in corso d’opera.

Nessuno si sogni di vestire i panni dell’indovino. Il metodo è rigoroso e non prevede alcuna interpretazione di sogni o di segnali ultraterreni. Già, perché la SWOT analysis muove dal presupposto di conoscere attentamente quel che ruota all’interno e all’esterno di un’impresa, proprio come suggerisce l’acronimo che indica le 4 aree di approfondimento: Strengths, Weaknesses, Opportunities, Threats.

Un duplice sguardo verso l’interno e l’esterno

I punti di forza (Strengths) e quelli di debolezza (Weakness) implicano uno sguardo alle attività interne dell’azienda e alle sue risorse. Opportunità (Opportunities) e minacce (Threats), invece, comportano un cambio di prospettiva, spostando l’obiettivo sul contesto esterno. Il successo di tale tipo di analisi si basa sulla capacità di mettere in dialogo tra loro le 4 aree per fare in modo che, a titolo d’esempio, si possa valutare di allocare risorse per risolvere una carenza o di abbandonare l’area da cui proviene la potenziale minaccia. In altre parole, per quanto un’azienda possa avere fiducia in se stessa e credere di riuscire a raggiungere qualsiasi obiettivo, la SWOT analysis la costringerà a guardare al proprio business in un modo nuovo e da una nuova angolazione. E tale soluzione si adatta perfettamente non solo alle imprese, ma anche ai singoli prodotti, ai luoghi e alle persone.

Vediamo ora nel dettaglio cosa implica ognuna delle 4 aree che danno vita alla matrice di analisi.

  1. Strenghts: quali vantaggi ha l’azienda rispetto alla concorrenza? Quali risorse possiede in maniera esclusiva? Quali sono i feedback positivi da parte dei clienti? Quali sono le risorse low-cost sulle quali si può fare affidamento?
  2. Weakness: quali sono gli asset tangibili di cui l’azienda ha bisogno (es: soldi, macchinari)? L’azienda è situata nel luogo giusto? Quali processi di business richiedono un miglioramento? Quali sono le lamentele della clientela? Quali sono i fattori che rendono debole la brand image?
  3. Opportunities: quali sono i trend di mercato che possono essere sfruttati/cavalcati? Ci sono all’orizzonte novità normative o regolamentari che possono favorire il business? Ci sono sviluppi tecnologici che possono implementare o avere ricadute positive sul business?
  4. Threats: come si sta muovendo la concorrenza? Ci sono nuovi potenziali competitors all’orizzonte? I fornitori sono in grado di garantire rifornimenti in ogni momento? Possono avverarsi cambiamenti nelle abitudini di consumo della propria clientela?

Il ruolo del brainstorming

L’obiettivo, come detto in precedenza, è quello di confrontare tra loro le 4 aree per cercare di programmare le azioni future. Per questo, nella fase di analisi, è opportuno coinvolgere il maggior numero possibile di attori. Un rappresentante per ogni livello del business aziendale garantisce una pluralità di sguardi sulla medesima realtà. Ma nella fondamentale fase del brainstorming, l’ipotesi di coinvolgere pure qualche esterno (come ad esempio i clienti) non è assolutamente da scartare.

Quel che è importante ricordare è che la SWOT analysis non è un processo statico, ma uno strumento in costante evoluzione. Per questo è consigliabile affrontarla almeno una o due volte all’anno, per riuscire a calibrare il proprio business con l’evoluzione del mercato al fine di riuscire a garantire sempre il miglior risultato.