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Smart cities contro il riscaldamento globale

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La lotta contro gli effetti del riscaldamento globale passa anche dalle città. Non solo le grandi aziende o lo smog dei veicoli: a inquinare sono anche e soprattutto i grandi centri urbani come ha messo nero su bianco il rapporto IEA (Agenzia Internazionale per l’Energia) “Empowering Cities for a Net Zero Future”.

«L'azione per il clima nelle città è essenziale per raggiungere ambiziosi obiettivi di emissioni nette zero. Le città rappresentano più del 50% della popolazione globale, l'80% del PIL globale, due terzi del consumo globale di energia e più del 70% delle emissioni globali annuali di carbonio. Questi fattori sono destinati a crescere significativamente nei prossimi decenni: si prevede che entro il 2050 più del 70% della popolazione mondiale vivrà nelle città, con conseguente crescita massiccia della domanda di infrastrutture energetiche urbane» riporta la presentazione della ricerca.

Che fare, dunque? La sfida da vincere, secondo gli esperti, è quella delle smart cities. «Le soluzioni e i sistemi digitali possono essere particolarmente potenti nelle città, dove l'ambiente ad alta densità crea economie di scala, minimizzando la necessità di nuove infrastrutture e creando nuove opportunità – prosegue l’IEA -. La digitalizzazione può anche aiutare a de-rischiare e incoraggiare gli investimenti privati in progetti di energia pulita, creando nuove opportunità di business e flussi di reddito, consentendo meccanismi di finanziamento innovativi e migliorando la percezione del rischio».

Il boom delle «città intelligenti» e il rischio cyber

Digitalizzazione, Internet of Things e Intelligenza Artificiale stanno impattando in maniera decisiva sulla nostra quotidianità. La pandemia Covid-19, da questo punto di vista, ha accelerato un trend già consolidato. Si pensi a titolo d’esempio a quel che sta accadendo nella mobilità urbana: miglioramenti dell'efficienza energetica, promozione di modalità di trasporto attive e condivise, affermazione del trasporto pubblico.

Secondo le analisi di GlobalData, società londinese di analisi e consulenza dei dati, il mercato relativo alle smart cities potrebbe crescere fino a 231 miliardi di dollari entro il 2024 tra sistemi di monitoraggio, piattaforme, edifici smart, segnaletica e sistemi di pagamento. La svolta sarà determinata dall’affermazione su larga scala del 5G con il conseguente consolidamento del cosiddetto “massive IoT”. Si pensi poi allo sviluppo dei “Digital Twins”, modelli digitali di città che consentono di sperimentare gli effetti di ogni decisione politica sullo sviluppo di interi quartieri o agglomerati urbani. Un esempio di “democrazia condivisa” in cui anche il singolo cittadino è messo nella possibilità di toccare con mano (in un ambiente virtuale) le conseguenze di ogni singola scelta attraverso la simulazione degli effetti di un nuovo piano edilizio o di una riprogrammazione degli orari del trasporto pubblico.

Senza dimenticare la minaccia rappresentata dai sempre piĂą frequenti attacchi cyber. In un mondo in cui i dati assumono una sempre maggiore importanza (anche dal punto di vista economico) la protezione degli stessi diventa un requisito fondamentale da parte delle pubbliche amministrazioni ma anche dei privati che si trovano quotidianamente a interagire con miliardi di informazioni sensibili.

La pubblica amministrazione italiana va verso il digitale

Anche in Italia le amministrazioni pubbliche iniziano a orientarsi verso la digitalizzazione, come testimonia l’“Indagine sulla maturità digitale dei Comuni capoluogo”, realizzata da FPA e presentata a giugno. Le città italiane digitalmente più mature si trovano soprattutto nelle regioni del Nord e sono di grandi dimensioni, ma non mancano esempi virtuosi fra i piccoli Comuni e nel Mezzogiorno. L’indagine analizza il grado di maturità digitale dei comuni italiani capoluogo sulla base di tre dimensioni: Digital public services, il livello di disponibilità online di 20 tra i principali servizi al cittadino e alle imprese; Digital PA, l’integrazione dei Comuni con le principali piattaforme abilitanti individuate dal Piano triennale per l’informatica pubblica (SPID, CIE, PagoPA, ANPR); Digital Openness, la numerosità e l’interoperabilità degli open data e la comunicazione con i cittadini attraverso i canali social.

Se l’offerta di servizi pubblici digitali è il fiore all’occhiello di questa interessante classifica, restano sforzi da compiere per quel che riguarda l’integrazione con le grandi piattaforme abilitanti e – soprattutto – la disponibilità di open data, con poche eccellenze con numerosi dataset rilasciati.